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Nel Romanzo, Cristo riappare a Siviglia nel XVI secolo, dove incontra il Cardinale Grande Inquisitore, che ha consegnato al rogo centinaia di eretici ed intende consegnare al rogo anche lo stesso Cristo.

 


Le motivazioni che il Cardinale porta a sostegno di questi suoi intenti sono particolarmente illuminanti intorno alla natura della Chiesa o delle Chiese, in generale, ed alle condanne inquisitoriali di Giordano Bruno e di Cagliostro.

 


1.              Il Cardinale rivendica solo per la Chiesa Cattolica l'esclusiva detenzione della parola di Cristo;

 

2.    La rivelazione, per il Cardinale, è ormai compiuta in modo completo non si devono aggiungere altre verità alla verità già conosciuta e fissata dalla Chiesa;


3.    La libertà di pensiero, da un lato, è temuta dal Cardinale in guanto causa e motore di potenziali ribellioni politiche e, dall'altro lato, condannata per l'infelicità che produce nel popolo;

 

4.    Le Chiese per esercitare il loro potere temporale sul popolo non devono credere in ciò che affermano ed impongono; ossia i suoi ministri devono essere atei;

 

5.    Perché tanto accanimento da parte della Chiesa Cattolica Romana contro la Libera Muratoria? Perché condannare a morte due liberi pensatori come Giordano Bruno e Cagliostro, il primo sicuramente capostipite del libero pensiero ed il secondo indiscutibilmente libero muratore?

 


La loro pericolosità e fastidiosità probabilmente era prodotta dalla ricerca individuale della verità, dal rendere soggettiva questa verità cercata più che trovata ed, in tale modo, intaccare, mettere in discussione la verità unica, dogmatica, rivelata e imposta delle Chiese e degli Stati.

 

Il libero pensiero non nega il mistero, cerca solo di illuminarlo alla luce prevalentemente dell’intelletto non della fede.

 

È la stessa sentenza inquisitoriale del 7 aprile 1791 contro Cagliostro (o forse contro Giuseppe Balsamo), che spiega il livore cattolico antimassonico.

 


Si tratta di un livore tutto incentrato contro la libertà di pensare e di svolgere autonomamente, da parte dell'essere umano, la propria ricerca esistenziale.

 


La Chiesa vide allora e continua a vedere ancora oggi, nella Libera Muratoria, una organizzazione che insegna e sviluppa questi valori di indipendenza e di individualismo.

 


Valori che urtano profondamente contro il dogmatismo, l'ortodossia, il comunitarismo e la verità rivelata di qualsiasi Chiesa, ma, soprattutto, mettono in pericolo un metodo educativo, quello della subordinazione all'ipse dixit del potere costituito, dell'acquiescenzae della docilità verso una gerarchia politico-religiosa, che teme e vede con orrore il risveglio rivoluzionario dei propri sudditi.

 


Come contenere questa marea montante, si chiedono la chiesa ed i poteri consolidati?

 


Ieri come oggi gli strumenti restano sempre i medesimi: un sistema normativo che sanzioni le idee più che i comportamenti.

 


Questi strumenti vennero utilizzati nel processo a Giordano Bruno, a Tommaso Campanella (1568-1639), a Galileo Galilei (1564-1642) ed a molti altri ancora tra i quali in questa sede stiamo ricordando il nostro Cagliostro, ma purtroppo vengono ancora usati nel mondo, ad esempio in Italia, senza alcuna vergogna.

 


Basti pensare alle normative di talune regioni italiane, puntualmente smentite a livello giudiziario europeo, e l'agitarsi di taluni sindaci, di certi esponenti di partito o di sindacato, che tendono ad evidenziare le appartenenze associazionistiche dei pubblici amministratori con fini di discriminatori.

 

La mattina del 4 maggio 1791 sulla piazza della Minerva in Roma vennero pubblicamente bruciati gli strumenti massonici ed i libri sequestrati al Conte di Cagliostro. .

 


Il Sant'Uffizio emise una sentenza che deve essere ricordata come epigona di una troppo lunga tradizione inquisitoriale e, contemporaneamente, come antesignana di quelle prassi giudiziarie, che ai nostri giorni vengono comunemente definite con il nome di processo politico.

 


Giuseppe Balsamo reo confesso, e rispettivamente convinto di più delitti è incorso nelle Censure, e pene tutte promulgate contro gli Eretici formali, Dommatizzanti, Eresiarchi, Maestri, e Seguaci della Magia superstiziosa, come pur nelle Censure, e pene stabilite tanto nelle Costituzioni Apostoliche di Clemente XII, e di Benedetto XIV contro quelli, che in qualunque modo favoriscono, e promuovono le Società, e Conventicole de' Liberi Muratori, quanto nell'Editto di Segreteria di Stato contro quelli, che di ciò si rendono debitori in Roma, o in alcun luogo del Dominio Pontificio.

 


A titolo però di grazia speciale gli si commuta la pena della consegna al braccio Secolare (quanto è dire della morte) nel carcere perpetuo in una qualche Fortezza, ove dovrà essere strettamente custodito, senza speranza di grazia.

 


E fatta da lui l'abiura come Eretico formale nel luogo della sua attuale detenzione, venga assoluto dalle Censure, ingiungendogli le dovute salutari penitenze.


 

Il libro manoscritto, che ha titolo: Maçonerie Egyptienne: sia solennemente condannato, come contenente Riti, Proposizioni, Dottrina, e Sistema, che spiana una larga strada alla sedizione, ed è distruttivo della Religione Cristiana, superstizioso, blasfemo, empio, ed Ereticale: E questo Libro stesso sia pubblicamente bruciato dal Ministro di Giustizia insieme cogl 'istrumenti appartenenti alla medesima setta.

 


Con una nuova Costituzione Apostolica si confermeranno, e rinnoveranno non meno le Costituzioni de' Pontefici Predecessori, quanto anche l'accennato Editto di Segreteria di Stato proibitivi delle Società, e Conventicole de' Liberi Muratori, facendosi nominatamente menzione della Setta Egiziana,e dell'altra volgarmente chiamata: degl'Illuminati: con lo stabilirsi contro tutti le più gravi pene corporali, e segnatamente quelle degli Eretici contro chiunque o si ascriverà, o presterà favori a tali Sette.

 


Il Tribunale, in ogni caso, fu con Padre Francesco più clemente che con Cagliostro (o Giuseppe Balsamo), condannandolo a dieci anni di carcere.

 


Tuttavia quella medesima e movimentata notte del 27 dicembre 1789 a Trinità de' Monti, in casa del pittore francese Agostino Belle, fu anche individuata e perquisita la “Loggia della Riunione degli Amici Sinceri” all'Oriente di Roma, che era attiva dal 6 novembre 1787.

 


L'irruzione non consentì nessun arresto poiché i partecipanti, come del resto Cagliostro stesso, erano stati avvisati delle intenzioni della polizia pontificia.

 


Furono però rinvenuti documenti sufficienti per individuare il nome di parecchi iscritti a tale Loggia, nonché la storia ed i riti della medesima.


 

Non è senza stupore che si apprende dai documenti processuali che la posizione di costoro fu stralciata dal processo Cagliostro e che essi non vennero neppure successivamente perseguiti.

 


La clemenza papale fu, dunque, con questa Loggia, fondata da cinque francesi, un americano ed un polacco ed alla quale partecipavano aristocratici e sacerdoti romani, ancora maggiore che con Padre Francesco.

 


Perché questa gerarchia di indulgenza papale che sembra e stendersi a tutti fuorché a Cagliostro?

 


Ed ancora, perché Cagliostro, seppure con comportamenti alterni, appare essere l'unico imputato a non volersi sottrarre al giudizio, anzi quasi a rivendicarlo?

 


Nella vita e nel processo di questo personaggio settecentesco esistono più interrogativi che risposte, più situazioni oscure che coerenti descrizioni di avvenimenti. [ ... ].


 

La fantasia, il gusto romantico del mistero ed, infine, anche l'uso simbolico in senso anticlericale di un personaggio, che sicuramente fu vittima, in tempi ormai votati all'illuminismo ed alla Rivoluzione Francese, di uno degli ultimi processi inquisitoriali dello Stato Pontificio, hanno forse irrimediabilmente cancellato la possibilità di ricostruire la dimensione fattuale di ciò che effettivamente accadde, delle vicende che furono all'origine della leggenda del Grande Cofto.


 

Non è, dunque, opportuno in questa sede né rivisitare e commentare la letteratura conosciuta in materia, opera per altro vana e produttrice di ulteriori fantasie, né esplorare archivi e biblioteche alla ricerca di documenti inediti, opera quest'ultima tutt'altro che inutile, ma di competenza di uno studio storico che richiederebbe una sorta di agenzia investigativa, una novella  “ HCIHistorical Crimes Investigations.

 

Del resto, forse la principale fonte residua di notizie, attualmente esistente, sembra essere inaccessibile.

 


Al rogo di piazza della Minerva si sarebbero salvati documenti, lettere e confidenze gelosamente custoditi negli Archivi Vaticani, ma, prestando fede alla sottile ironia di Roberto Gervaso, che si è cimentato, oltre quarant’anni fa, in un saggio intitolato appunto “CAGLIOSTRO”, edito da Rizzoli, essi non sono consultabili, egli così scrive: « Il cardinale Seper, presidente della Congregazione per la dottrina della fede, ex Sant'Uffizio, al quale abbiamo chiesto di consultarli, ci ha opposto un diplomatico rifiuto »

 


« I documenti in nostro possesso - ci ha detto - non aggiungono e non tolgono nulla a quelli conservati nelle biblioteche di Stato e negli archivi pubblici, accessibili a tutti » … « Se così è, perché negare a uno studioso il permesso di consultarli? Forse, per non fargli perder tempo ».

 


Se la verità storica di questo processo non sembra facilmente penetrabile, se la colpevolezza o meno di Cagliostro non pare agevolmente dimostrabile (impasto di reati comuni, politici e d'opinione"), resta la possibilità di capire il senso ufficiale, il significato pubblico e sociale di ciò che fece il Tribunale pontificio.

 


Quale messaggio il Governo pontificio intendeva comunicare e di fatto comunicò ai propri sudditi ed al contesto internazionale attraverso il processo Cagliostro?

 


Come fu percepito dagli intellettuali dell'epoca questo processo?

 


Spostando i quesiti dal piano giudiziario a quello più propriamente sociologico, le risposte divengono, almeno in via teorica, possibili, giacché una comunicazione sociale, un significato sociale, in breve, il modo in cui il potere si manifesta e viene percepito dalla popolazione è per sua stessa natura evidente e non occultabile nei meandri di interrogatori più o meno pilotati, di prove non esibite, di motivazioni non espresse, di avvenimenti e di identità personali non verificate ed, infine ma non ultimo, di documenti processuali non reperibili o non consultabili.

 


La sorte storica ha voluto tramandare alcuni documenti che sembrano particolarmente idonei a consentire il tipo di ricerca appena tracciato.


 

Si tratta, in primo luogo, del Compendio della vita, e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato, nel processo, Conte Cagliostro , pubblicato in Roma nel 1791.

 


Il compilatore di questo estratto del processo, qui ripubblicato integralmente, è Monsignor Giovanni Barberi (1748-1821), all'epoca fiscale generale, che svolse in esso la funzione di segretario.


 

Le qualità dell'Autore, la rapidità di pubblicazione del libro, la diffusione non ostacolata dal potere temporale dei Papi del medesimo ed il suo carattere di fonte primaria di informazione, per chi volesse conoscere il caso Cagliostro, non lasciano dubbi intorno alla natura ufficiale della pubblicazione ed alla sua attendibilità, come fedele espressione dell'opinione e degli intenti del potere pontificio.

 


Evidentemente la figura di Cagliostro ed il suo processo esprimevano all'epoca dei significati che ora in parte sfuggono; non solo, tali significati colpivano con la medesima forza parti politiche e culturali profondamente diverse.

 


Inoltre coinvolgevano probabilmente l'opinione pubblica nel suo complesso a livello sia popolare che intellettuale, se Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) stesso durante il suo viaggio in Italia, giunto a Palermo, sentì l'esigenza di parlare con la madre e la sorella di Giuseppe Balsamo per indagare intorno all'identità di Cagliostro".

 


Le truppe della Repubblica Cisalpina, dopo aver espugnato la rocca di San Leo nel 1798, cercarono vanamente il corpo del mago per rendergli i dovuti onori di martire dell'oppressione pontificia. 


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