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Le Distruzioni
בּ
- Nell'Egitto pretolemaico già
esistevano, oltre alle raccolte di iscrizioni monumentali, biblioteche di
papiri; in una tavoletta di maiolica trovata a Tell-Amarna ci è conservato una
specie di exlibris: il nome del re Amenofi Ili e della sua sposa e il titolo: Il libro del dolce sicomoro.
- La tavoletta era probabilmente
destinata a star sopra alla cassetta che conteneva, in più rotoli di papiro,
l'opera.
- Così certe tavolette di alabastro
trovate in scavi sembra che servissero da coperchio ad altri repositori di libri.
Biblioteche
greche preellenistiche.
- La tradizione secondo la quale Policrate di Samo avrebbe già posseduto una
biblioteca, e Pisistrato avrebbe persino ammesso alla propria il pubblico,
appare non degna di fede.
- Se tali biblioteche fossero già
esistite prima delle guerre persiane, se ne scorgerebbero gli effetti nella
storia della cultura greca; né del resto si vede che cosa esse avrebbero potuto
contenere, tranne qualche poema epico.
- Nella Grecia di quel tempo mancano,
per quel che sappiamo, corporazioni. di scribi; manca il commercio librario
sino a tutto, si può dire, il Secolo V.
- La menzione forse più antica di questo
è in un passo delle Rane di Aristofane (405 a. C.); poi le testimonianze
divengono, almeno per Atene, man mano più fitte.
- Ma sino a tutto il sec. V
mancavano le condizioni indispensabili perché biblioteche si formassero.
- Non è al tutto improbabile la notizia
che un uomo così dotto e così curioso come Euripide possedesse qualche rotolo
di più dei suoi contemporanei: ma una grande biblioteca non sarà stata nemmeno la
sua, se ancora il Socrate dei Memorabili senofontei considera singolare che un
giovane ricco e desideroso di cultura, Eutidemo, che si era dato intorno per
mettere insieme testi di poeti e di sofisti, possedesse esemplari completi dei
poemi omerici.
- Ma durante il sec. IV le condizioni
mutano, per quanto lentamente; né si può negare che il tiranno di Eraclea
Pontica, Clearco, ch'era stato scolaro di Isocrate, possedesse una biblioteca
più grande di quella di altri principi.
- La prima grande raccolta di libri fu,
secondo una fonte autorevole, Strabone (XIII, 608-609), quella che Aristotele
trasmise a Teofrasto e che questi poi aumentò, seppure i. fati posteriori di quella
biblioteca, come ci sono narrati, sentono alquanto del romanzesco.
- Ma è naturale che la prima
«università» nel senso moderno, cioè il primo istituto nel quale l'insegnamento
era congiunto con la ricerca scientifica, il Peripato, considerasse
una biblioteca quale strumento di lavoro indispensabile, almeno quanto, per
esempio, un museo di oggetti naturali: un'opera sistematica quale le
Costituzioni di Aristotele non sarebbe pensabile senza una biblioteca ben fornita.
- Che Aristotele, come in questa sua
attività di descrittore sistematico di fenomeni naturali e sociali prosegue
l'attività di Platone nei suoi ultimi anni, così abbia già trovato una
biblioteca nell'Accademia, non si può dimostrare.
Biblioteca
alessandrina
*** Note tratte dalla Enciclopedia Italiana TRECCANI
- Strabone asserisce, nel passo già
citato, che Aristotele insegnò ai re d'Egitto a raccoglier biblioteche.
- E quel che sappiamo degli ·influssi
del Peripato sulla cultura alessandrina ci conforterebbe già ad assentire a
questo giudizio; anche se una tradizione diffusa in parecchi rami non
attestasse che colui che ispirò a 'Tolomeo I, militare, politico e uomo
d'ingegno, ma tutt'altro che letterato, il grandioso pensiero di raccogliere e
serbare ai posteri tutta la produzione letteraria del passato, fu Demetrio di
Falero, cioè un grande uomo di stato ateniese, ma anche uno scolaro di
Aristotele.
- Può sembrare strano che la maggiore
biblioteca greca sia sorta in Egitto, cioè in un paese coloniale dove fino allora
di libri greci ce ne saranno stati pochi o punti, dove gli indigeni non
sapevano di greco e la maggior parte dei coloni erano contadini insieme e
soldati.
- Ma conviene anche riflettere, prima di
tutto, che il bisogno di una biblioteca si fece appunto sentire forte nel momento nel quale si volle attuare
in una terra nuova l'ideale greco .della «cultura», com'era stato formulato dai
filosofi, nel quale, quindi, la continuità con il passato divenne un problema;in secondo luogo che l'Egitto era il paese della carta antica, il papiro, e
quindi il posto dove più facilmente manoscritti comprati o ottenuti in prestito
poterono essere riprodotti, copiati.
- L'origine peripatetica della
biblioteca alessandrina si paleserà ancor più chiaramente, se non si considera
la sua fondazione isolatamente, ma in connessione con quella del museo (v.
ALESSANDRIA), cioè di un istituto di ricerca scientifica, università e
accademia insieme, al quale i Tolomei fin
dal Sotero cercarono di attirare i maggiori tra i filologi del tempo (che
voleva dire per lo più anche i maggiori poeti).
- La biblioteca era pensata come il
campo di lavoro dei dotti del museo, i quali dovevano proseguire così in certo
senso, l’opera di Aristotele.
- E infatti, per poco che noi sappiamo della
biblioteca (anche gli scavi non hanno dato risultati sicuri), par certo che essa
fosse, almeno da Tolomeo II Filadelfo in giù, divisa in due sezioni, e che la maggiore
e più antica (una testimonianza la chiama Biblioteca madre, altre Biblioteca
interna) fosse collocata nel quartiere stesso
della reggia, il Bruchion, in vicinanza immediata del Museo.
- La Biblioteca minore (esterna o
figlia), nel Serapeo, diventa importante solo nel periodo romano.
- La biblioteca alessandrina esercitò
sin da principio sulla cultura un influsso molto maggiore che non per esempio
le raccolte di Parigi, di Londra, del Vaticano in tempi molto più recenti.
- Non conviene dimenticare che in un'età
nella quale la stampa non era ancora inventata, una biblioteca non era soltanto
raccolta, ma anche officina di manoscritti, che colà rotoli venivano non solo
acquistati, ma anche copiati.
- E l'attività dei dotti che la
reggevano non si limitava naturalmente alla riproduzione materiale, ma assumeva
necessariamente carattere critico.
- Recensendo opere conservate in
esemplari talvolta numerosi, ma sempre, come di necessità, in qualche modo difettosi, recensendo. ben più
che emendando, i dotti del museo, cioè ·della biblioteca, crearono le prime
edizioni in certo modo critiche.
- La tecnica libraria dell'antichità
classica deve alla biblioteca alessandrina ciò che per essa è caratteristico:
la divisione di opere troppo lunghe in più libri (rotoli) relativamente uniformi,
la distinzione di rotoli che contenevano un'opera sola o parte di una sola
opera da rotoli che contenevano di seguito più opuscoli diversi, l'uso di
preporre ai testi classici brevi sommari o «ipotesi», l'introduzione di
un'ortografia in qualche modo costante, la divisione di carmi lirici in membri
(v. COLOMETRIA), l'uso nei testi classici poetici di segni critici marginali, che
erano alla loro volta giustificati con lavori speciali, ai quali risale in
ultima analisi la nostra tradizione scoliografica e probabilmente molto più di
questa.
- Ed è probabile che la res libraria
abbia reagito sulla letteratura, che i poeti e prosatori più recenti nel mondo
greco, e, dal periodo augusteo in poi, anche in Roma, si siano studiati, nella
divisione delle loro opere in libri, di uniformarsi alle tradizioni della
biblioteca alessandrina.
- Altri effetti, per lo più benefici, di questo
modello, sono morti con la morte del rotolo; così la generalizzazione dell'uso
del sillibo, in latino index o titulus), una strisciolina di pergamena con il
nome dell'autore e dell'opera, attaccata al margine superiore del rotolo .
chiuso e pendente all'esterno; così la preferenza per certi formati, così una
certa unità nella veste del libro.
- Più essenziale per la storia dei
nostri testi è che papiri di classici, contrariamente a quel che si
aspetterebbe, divengono migliori, man mano che si scende nel tempo, perché i
testi migliori si propagano solo lentamente da Alessandria per l'Egitto e per
il mondo.
- Quanti libri la biblioteca avesse è
difficile a dirsi: la grande diversità di numeri che troviamo nelle nostre
fonti, del resto scarse, si spiega non soltanto e non tanto con quella tendenza
degli antichi a esagerare che avevano anche, per esempio, nel computo delle
forze militari, quanto coi tempi diversi ai quali esse si riferiscono.
- Secondo il bizantino Tzetze, che
attinge, quanto alla biblioteca alessandrina, a buone fonti, sotto Callimaco la
grande biblioteca avrebbe contenuto 49.000 libri, la piccola 42.800.
- Al tempo di Cesare la grande avrebbe
noverato persino 700.000 rotoli.
- Queste cifre, per quanto alte, non
parranno impossibili, se si riflette dall'un canto che rotolo non significa
nient'affatto opera, che per esempio un esemplare completo dell'Iliade era già
costituito di 24 rotoli; dall'altro canto che delle opere più celebri, quelle
appunto di Omero, saranno stati custoditi in Alessandria esemplari
nurnerosissimi.
- S'intende a ogni modo come il catalogo
della biblioteca, opera di Callimaco, comprendesse in certa maniera l'elenco di
tutta la letteratura conservata nel sec. III dell'era volgare, intesa la letteratura
in senso larghissimo, sì da comprendere anche, per esempio, appunti sulla
medicina non destinati alla pubblicazione, che costituiscono parecchie opere
del Corpus Hippocrateum (v. IPPOCRATE).
- Queste tavole (pivaxeç) in 120 libri sono perdute, ma qualche citazione e l'uso
dei posteriori che risale a Callimaco, ci aiuta a ricostruirne lo schema, che
doveva essere piuttosto uniforme: genere letterario, nome patronimico ed etnico
dell'autore, le prime parole del libro, che servivano spesso da titolo, poi
numero delle righe.
- L'opera era ordinata per materia, cioè
per genere letterario; ed è verosimile che così fosse ordinata anche la
biblioteca.
- Pare che Callimaco aggiungesse anche
un'indicazione speciale, ogni qualvolta l'opera non apparisse genuina
dell'autore a cui era attribuita.
- Biblioteca alessandrina e letteratura
ellenistica s'identificano talmente, almeno per i primi due secoli
dell'ellenismo, che una ricostruzione sicura della lista dei bibliotecari
getterebbe luce sulla cronologia letteraria di tutto il periodo.
- Fino a pochi anni or sono la sola
fonte era quello stesso passo, di Tzetze che abbiamo avuto occasione di
menzionare; di recente il papiro di Ossirinco 1241, una raccolta di laterculi,
cioè di cataloghi di persone notevoli in ogni campo dello scibile, ha portato
qualche notizia nuova, ma ha anche suscitato nuove difficoltà.
- La lista che par più credibile, è la
seguente: Zenodoto 290 circa - 270; Apollonio Rodio 270-260; Callimaco, 260-240
circa; Eratostene, 240-·195; Aristofane di Bisanzio, 195-180; Aristarco,
180-146; Apollonio Aristarcheo dal 146.; dopo lui un commissario militare
Cidante (Kfdaç).
- I nomi seguenti (tra 81 e il 55)
importano meno alla storia letteraria.
- L'Onesandro nominato in un'epigrafe di
Cipro potrà essere un antibibliotecario nominato da Tolomeo Sotero II durante
l'esilio a Cipro.
- Ma conviene confessare che non soltanto quest’ultima
asserzione è congetturale; che anzi perfino il bibliotecariato di Callimaco non
e sicuro.
- E poco chiari sono anche i casi
successivi della biblioteca.
- I commissari militari ci rendono
immagine di, tempi di disordine e decadenza, se pure essi non si possono forse
mettere in connessione con le persecuzioni del secondo Evergete contro i dotti.
- Ma la cultura e la biblioteca si
riebbero ben presto.
- Secondo una tradizione largamente
divulgata, che sa di retorica e non è del resto chiara in tutti i particolari,
l'incendio appiccato da Cesare alla sua flotta nel 47 a. C. avrebbe raggiunto
anche la biblioteca.
- Ma è dubbio se non si tratti di altri
depositi di libri, o al più, del Serapeo.
- Del resto il danno, se
danno vi fu, venne compensato largamente pochi anni. più tardi dal dono che
Antonio fece a Cleopatra di 200.000 rotoli della biblioteca di Pergamo: un
termine tecnico garantisce della bontà della tradizione.
Ma durante l'Impero cominciò la
decadenza. Da quando l'Egitto divenne provincia, seppur la provincia
economicamente e fiscalmente più redditizia e per questo appunto dominio
riservato, quasi proprietà privata degli imperatori, si può supporre che la
biblioteca alessandrina almeno non aumentasse più.
- È probabile che essi abbia sofferto
già durante i disordini e le persecuzioni di Caracalla.
- Nel 270 Aureliano fece radere al suolo
gran parte del Bruchion.
- Da allora non si sente più parlare
della grande biblioteca.
- È probabile che anche quella del
Serapeo sia perita o abbia grandemente sofferto, quando nel 391 Teofilo appiccò
l'incendio al tempio di Serapide.
- Dove Orosio (nel 416) asserisce di aver
veduto nei templi alessandrini armadi vuoti di libri, egli si riferirà, tra
l'altro, appunto al Serapeo.
- È dubbio se contenga un nocciolo storico la
leggenda, testimoniata la prima volta da un dotto storico arabo posteriore di
cinque secoli, Abu'l-Farag, secondo la quale il califfo coniar, conquistata la
città nel 641, avrebbe fatto bruciare la biblioteca di Alessandria: molto da
bruciare pare che non rimanesse più.
La storia di un patrimonio dell'Umanità distrutto dal Vescovo Cirillo e dagli Arabi

- Andò distrutta nell'antichità,
probabilmente più volte tra l'anno 48 a.C. e
il 642 d.C.;

- La Biblioteca di
Alessandria fu costruita intorno al III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II
Filadelfo. Questo polo culturale, annesso al Museo, era gestito da un προστάτης
(sovrintendente), ruolo di grande autorità. Il sovrintendente era nominato
direttamente dal re (il primo filologo ad occupare tale carica fu Zenodoto di
Efeso).
- Questi dirigeva una squadra di preparatissimi grammatici e
filologi che avevano il compito di annotare e correggere i testi delle varie
opere.
- Di ciascuna opera si redigevano delle edizioni critiche, che venivano
poi conservate all'interno della Biblioteca. Si suppone che al tempo di
Filadelfo i rotoli conservati fossero circa 490.000 (quando non bastò più lo spazio,
venne costruita una seconda struttura, la Biblioteca del Serapeo).
- La Biblioteca di
Alessandria fu fondata dai Tolomei, una dinastia greco-egizia che trae le
sue origini, nel 305 a.C., da uno dei "diadochi"
di Alessandro Magno.
- È probabile che
l'ideazione della biblioteca sia stata di Tolomeo I Sotere,
che fece edificare anche l'annesso tempio delle Muse,
il Museo.
- La biblioteca fu arricchita nel
tempo tra IV e I secolo a.C.
- Questo fatto sarebbe
comprovato dalla Lettera di Aristea, la quale attribuisce
l'iniziale organizzazione della biblioteca a Demetrio Falereo,
amico di Teofrasto e allievo di Aristotele,
la cui biblioteca sarebbe servita da esempio per l'ordinamento di quella di
Alessandria.
- Secondo le fonti,
Demetrio fu cacciato da Tolomeo II (figlio di Tolomeo I) all'inizio del suo regno
ed è quindi probabile che i lavori di costruzione della biblioteca iniziarono
già sotto Tolomeo I.
- Sicuramente è da
attribuire al Filadelfo l'impulso dato all'acquisizione di opere, soprattutto
con il cosiddetto "fondo delle navi".
- Questa raccolta deve il suo
nome al fatto che, secondo un editto faraonico, tutti i libri che si trovavano
sulle navi che sostavano nel porto di Alessandria dovevano essere lasciati
nella biblioteca in cambio di copie.
- Da ricordare che fu in
questo periodo (III secolo a.C.) che fu intrapresa la traduzione in greco dell'Antico
Testamento che era scritto in ebraico, e che divenne nota
come Septuaginta o "Bibbia dei Settanta".
- Al tempo di Tolomeo III dovevano
esistere già due biblioteche: la più grande, all'interno del palazzo reale, era
adibita alla consultazione da parte degli studiosi del Museo, mentre la
seconda, più piccola e destinata alla pubblica lettura, si trovava all'esterno
della corte, nel tempio di Serapide, il "Serapeum".

- Si presume che al
tempo di Filadelfo i rotoli conservati nella biblioteca maggiore fossero circa
490.000, mentre quelli della biblioteca del Serapeo ammontavano a circa 42.800.
- L'esatta consistenza
libraria della Biblioteca di Alessandria, come anche il numero degli autori dei
libri, è sconosciuta, dato che molti rotoli potevano contenere più opere e
molti di questi potevano essere duplicati.
- Il primo direttore
della biblioteca fu Zenodoto di
Efeso, famoso per l'edizione critica dei poemi di Omero ed al quale si
deve la sistemazione in ordine alfabetico del patrimonio librario.
- La prima catalogazione
delle opere contenute nella biblioteca si deve forse a Callimaco di Cirene,
invitato da Tolomeo I ad unirsi al circolo di intellettuali della corte
alessandrina.
- La sua grande opera,
i Pinakes o «Tavole delle persone eminenti in ogni ramo del
sapere con l'elenco delle loro opere», è probabilmente una versione dell'elenco
per categorie redatto per il catalogo della
biblioteca reale.
- Dopo la direzione
di Apollonio Rodio, nella seconda metà del III secolo a.C. fu
a capo della biblioteca il grande geografo Eratostene,
che, a differenza dei predecessori, contribuì all'aumento dei trattati di
ambito scientifico.
- Fu comunque nella
prima metà del II secolo a.C. con Aristofane di Bisanzio ed Aristarco di Samotracia che la lessicografia e
la filologia alessandrina
toccarono l'apice della loro fortuna.
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