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La conquista di Giulio Cesare

Le fonti riguardanti la fine della Biblioteca di Alessandria sono contraddittorie ed incomplete e rendono ardua una ricostruzione condivisa dell'episodio e della sua datazione. 

La prima notizia di un incendio che distrusse almeno parte del patrimonio librario concerne la spedizione di Giulio Cesare in Egitto. In seguito ai disordini scoppiati ad Alessandria, un incendio si sviluppò nel porto della città ed avrebbe danneggiato la biblioteca.

Dei sedici scrittori che hanno tramandato notizie sull'episodio, dieci, fra cui lo stesso Cesare nella Guerra AlessandrinaCicerone,  Strabone,  LivioLucano,  FloroSvetonioAppiano ed Ateneo non riportano alcuna notizia relativa all'incendio del Museo, della Biblioteca o di libri. 

Sei di questi forniscono notizie dell'incidente come segue:

  1. Seneca (49) afferma che furono bruciati 40.000 libri.
  2. Plutarco (c. 117) dice che il fuoco distrusse la grande Biblioteca.
  3. Aulo Gellio (123 - 169) riporta la notizia di 700.000 volumi bruciati.
  4. Cassio Dione Cocceiano (155 - 235) informa che furono incendiati i depositi contenenti grano ed un gran numero di libri.
  5. Ammiano Marcellino (390) scrive di 700.000 volumi (septigenta voluminum milia) bruciati.
  6. Paolo Orosio (c. 415) conferma il dato di Seneca: 40.000 libri.

Di tutte le fonti, Plutarco, nelle Vite parallele - nella Vita di Cesare, è l'unico che parla della distruzione della biblioteca riferita esplicitamente a Giulio Cesare.

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Prove dell'esistenza della biblioteca dopo Cesare

La testimonianza di una completa distruzione della biblioteca nel corso della guerra alessandrina sarebbe inficiata non solo dalla discrepanza delle fonti, ma anche da altri indizi, che indurrebbero a pensare ad una perdita parziale e non alla distruzione del patrimonio librario.

L'interpretazione più plausibile è che solamente i libri depositati in un magazzino nei pressi del porto furono accidentalmente distrutti dal fuoco. 

Questa ipotesi sarebbe suffragata da altre fonti, che fanno supporre che la biblioteca fosse ancora in piedi anche successivamente all'episodio narrato. Si sa infatti che Strabone, durante il suo soggiorno in Egitto (25 a.C.-20 a.C.) lavorò nella biblioteca e che un ampliamento degli edifici fu realizzato da Claudio (41-54 d.C.).

La continuità storica della biblioteca sarebbe comprovata anche da un'iscrizione databile alla metà del I secolo d.C. e dedicata a Tiberio Claudio Balbillo, che avrebbe ricoperto un incarico supra Museum et ab Alexandrina bibliotheca.

Dal momento che non si ha nessuna autentica e sicura prova di una distruzione cesariana, le ipotesi sulla fine della Biblioteca di Alessandria rimangono le altre tre.